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Recupero: sonno profondo, REM e HRV — cosa conta davvero

Parlo spesso di carico, progressione, intensità. Ma la parte che quasi nessuno vuole davvero affrontare è il recupero — e in particolare il sonno, che non è “spegnersi per otto ore” ma un processo attivo, diviso in fasi che fanno lavori completamente diversi.

Sonno profondo: la fase della riparazione

Il sonno a onde lente (il cosiddetto “sonno profondo”) si concentra soprattutto nella prima parte della notte. È qui che il corpo rilascia la quota maggiore di ormone della crescita, ripristina le riserve di glicogeno, consolida il sistema immunitario e ripara i tessuti sollecitati dall’allenamento. Se questa fase viene tagliata — coricarsi tardi, alcol, luce blu fino a un minuto prima di dormire — non stai solo “dormendo meno”: stai riducendo la finestra biologica in cui il corpo fa la parte più importante del lavoro di adattamento.

Sonno REM: la fase del sistema nervoso

Nella seconda parte della notte prevale il sonno REM, legato al consolidamento della memoria — inclusa la memoria motoria, quindi i gesti tecnici che stai allenando — e alla regolazione del sistema nervoso ed emotivo. Chi taglia le ore di sonno tagliando la sveglia presto per allenarsi spesso sacrifica proprio questa fase, che arriva nelle ultime ore. Il risultato: il corpo recupera fisicamente ma il sistema nervoso resta scarico, e la qualità tecnica ne risente prima ancora della forza.

HRV: uno strumento, non un verdetto

La variabilità della frequenza cardiaca (HRV) misura quanto varia l’intervallo tra un battito e l’altro, ed è un indicatore indiretto di quanto il sistema nervoso autonomo sia in equilibrio tra attivazione (simpatico) e recupero (parasimpatico). È utile, ma va letta bene:

  • Conta il trend, non il singolo dato. Un valore basso isolato dice poco; un trend in calo su più giorni dice molto di più.
  • È individuale. Confrontare la propria HRV con quella di qualcun altro non ha senso: conta solo rispetto alla propria baseline.
  • Viene influenzata da tutto, non solo dall’allenamento: alcol, stress, malattia, persino un pasto pesante la sera prima.

Come lo uso nella programmazione

Non prendo decisioni da un singolo numero. Guardo insieme sonno (durata e, quando disponibile, fasi), HRV e percezione soggettiva della fatica, e uso questi dati per decidere se un atleta è pronto per una seduta impegnativa o se serve scaricare. Il carico di allenamento è solo metà del lavoro: l’altra metà è assicurarsi che il corpo abbia davvero il tempo e le condizioni per trasformare quello stimolo in miglioramento.

Il recupero non è la pausa tra due allenamenti. È la parte dell’allenamento in cui l’adattamento succede davvero.

Ascolto consigliato

Su questo tema consiglio un episodio del podcast Huberman Lab di Andrew Huberman con il Dr. Andy Galpin, dedicato proprio a come massimizzare il recupero per raggiungere gli obiettivi di fitness e performance: Maximize Recovery to Achieve Fitness & Performance Goals — una conversazione lunga ma fatta davvero bene, che approfondisce molto di quello che ho riassunto qui.