Errori comuni nella preparazione per una gran fondo
Ogni stagione vedo ripetersi gli stessi errori in chi si prepara per una gran fondo — che sia su strada, in MTB, di trail running o di sci alpinismo. Non sono errori di impegno: le persone che seguo si allenano, spesso tanto. Il problema è quasi sempre nella struttura del piano, non nella quantità di sudore.
1. Troppo volume, troppo presto
Il ragionamento è quasi sempre lo stesso: “la gara è lunga, quindi devo allenarmi lungo”. Vero, ma il volume va costruito in modo progressivo, non aggiunto tutto nelle prime settimane. Un aumento troppo rapido del carico è una delle cause più comuni di infortuni da sovraccarico e di stanchezza cronica che si trascina fino al giorno della gara.
2. Nessuna periodizzazione dell’intensità
Molti amatori si allenano sempre alla stessa intensità — quella “abbastanza dura da sentirsi impegnativa, ma non così dura da fare davvero male”. È la zona più comoda, e anche la meno efficace. Senza un mix reale tra sedute a bassa intensità (dove si costruisce la base aerobica) e sedute realmente ad alta intensità, il corpo non riceve lo stimolo per migliorare in modo specifico.
3. Sottovalutare il recupero
Il recupero non è un’opzione, è parte dell’allenamento. Chi si prepara per una gran fondo tende a vedere ogni giorno di riposo come tempo perso, mentre è esattamente il momento in cui il corpo consolida gli adattamenti stimolati dal carico. Senza recupero adeguato, il rischio non è “allenarsi meno” — è arrivare in gara con un sistema nervoso e muscolare che non ha mai davvero smaltito la fatica accumulata.
4. Copiare il piano di qualcun altro
Un piano trovato online o preso da un compagno di allenamento può funzionare per chi l’ha scritto, ma raramente tiene conto della tua storia, dei tuoi punti deboli specifici e del tuo punto di partenza reale. Ho visto atleti motivatissimi bruciarsi seguendo piani pensati per profili completamente diversi dal loro.
Cosa fare invece
La base è sempre la stessa, qualunque sia la disciplina: partire da una valutazione reale di dove sei oggi, costruire un carico progressivo con una vera alternanza di intensità, trattare il recupero come parte del piano e non come un suo cedimento, e aggiustare il percorso quando i dati — non le sensazioni del momento — dicono che serve un cambio di rotta.
Non è complicato in teoria. È complicato applicarlo con costanza, ed è lì che il lavoro va fatto davvero.
